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Paolo e lo zelo apostolico - Parte I

Riflessione di P. Burkhard Feuerstein, FSO

1. Di natura una persona zelante

Vogliamo partire dalla domanda: Dovè sono le nostre fonti dello zelo apostolico? Dell’apostolo Paolo possiamo dire che già dal suo carattere e dalla sua natura era una persona zelante che ha potuto entusiasmare altri. Nella lettera ai Galati scrive di sé stesso: “Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri” (Gal 1,14). Ha superato altri nel suo fervore per la fede dei Padri. Quest’atteggiamento della dedicazione per la fede, per la Chiesa, per pensieri di salvezza di altri o il piano divino per sé stesso e per altri che va oltre una misura di un certo minimo potrebbe essere un segno di una vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata. Potremmo vedere nella vita di Paolo un segno nel suo carattere che fa pensare al soprannaturale. Come Paolo è stato una persona che ha influenzato altri e fatto strade per altri, lo vediamo in un brano negli Atti degli Apostoli: Paolo da giovane è stato presente durante la lapidazione di Stefano. Leggiamo: “Si scagliarono tutti insieme contro Stefano, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo” (At 7,57-58). Probabilmente la presenza di Paolo non deve essere considerato così, che da giovane è troppo giovane per questa faccenda e solo in gradi di sorvegliare i mantelli. Più probabile è che Paolo è stato il capo e l’organizzatore che ha incamminato gli altri e da comandante ha sorvegliato tutta l’operazione. Ciò che volevo sottolineare è che Paolo dal suo carattere era un uomo zelante che ha potuto entusiasmare altri. E anche da Apostolo per il Signore è rimasto così. Perciò una prima fonte dello zelo sono certi doni naturali.

 

2. Una persona che ha incontrato Cristo

Il nome “Paolo” inizialmente provocò terrore tra i primi cristiani. Sapevano che ha l’autorizzazione dai sommi sacerdoti di Gerusalemme di arrestare tutti quelli che invocano il nome di Gesù (cfr. 9,14). Che qualcosa è cambiato, non possiamo spiegarlo senza l'intervento di Cristo. Ci voleva l’intervento sovrano del Signore per trasformare il persecutore dei cristiani in uno strumento zelante di proclamare il nome di Cristo. Con considerazioni puramente umane, questo non sarebbe mai stato all’orizzonte. “Mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9,3-4). Questo incontro è stato la sorgente della sua comprensione del mistero di Dio, del suo zelo nel futuro e delle sue decisioni nel futuro. Il ricordo a quest’incontro non impallidisce mai. Rimane come fonte. Tutto questo è importante e interessante. I momenti importanti e intimi con Cristo, le decisioni fervidi del cuore umano potrebbero dopo un certo tempo e pian piano “camminare” in secondo piano. Ma quando rimangono una realtà viva di una importanza primaria saranno in tutte le tribolazioni una fonte di zelo e di speranza.

 

3. Un esperto in vista alla colpa umana
 
Alcune volte l'apostolo delle genti ritorna sul suo passato e lo prende in considerazione. Questo è importante per noi, perché ci mostra il rapporto e il superamento di colpa. Chi rimane per sempre con un cuore colpevole non potrà essere uno strumento per la proclamazione del vangelo e sarà bloccato nel suo impegno. Volgendo lo sguardo indietro al suo passato, Paolo scrive ai Corinzi: “Io infatti sono l’ínfimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana” (1 Cor 15,9-10). Cristo non chiede a Paolo lunghe scuse o spiegazioni. Il cuore di Paolo ha incontrato Cristo, il Salvatore e il perdonatore. Quando Paolo chiede cosa dovrebbe fare ora, il Signore lo manda alla Chiesa. Lì, dalle persone della Chiesa, udirà e imparerà tutto ciò che deve fare secondo la volontà di Dio (cfr. At 22,10). Per andare avanti, per stabilire l’unità è necessario di non fermarsi al passato. Se Paolo non avesse agito in tal modo, il suo cuore sarebbe sempre rimasto oppresso. Ma è così che è diventato un modello per la grazia guaritrice di Dio. Può scrivere ai Filippesi: “Faccio una cosa: dimentico ciò che si trova dietro di me e protendo verso ciò che è prima di me” (Fil 3,13). La sua vita è una testimonianza che Cristo ha guarito il suo passato e i suoi pensiero al passato. Anche da questa esperienza è divenuto un esperto che sa trattare e affrontare la colpa umana e che sa trovare nuovo slancio.