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P. Hermann Geissler FSO

Perché Dio si è fatto un bambino?

Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui” (Gv 4,9).
Il Natale ci invita a guardare al presepio con uno sguardo di stupore, come Maria, Giuseppe e i pastori. Questo sguardo può aprire il nostro cuore per comprendere un po’ perché Dio si è fatto un bambino. Dio è più grande di ogni nostro pensiero. “Deus semper maior”, hanno insegnato i grandi teologi. E ciò vale anche per il Messia: egli è più grande delle nostre idee su di lui.
 
Guardando al presepio con questo atteggiamento, possiamo intuire in che cosa consiste la vera potenza di Dio: nella sua bontà, nel suo immenso amore per gli uomini. “Dio è amore”, scrive san Giovanni (1 Gv 4,8), e aggiunge: “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui” (4,9). Da sempre gli uomini hanno voluto essere vicini a Dio. Questo desiderio è divenuto realtà con la venuta di Gesù. Ora possiamo essere vicini a Dio, perché egli si è fatto vicino a noi. Ora tutti – e in particolare i semplici, i poveri, i sofferenti, i bambini – hanno accesso al cuore di Dio, al suo amore che ci dà la vita.
 
L’amore ha spinto il Dio grande a farsi piccolo. Il Natale ci ricorda che il Figlio di Dio si è abbassato, si è umiliato (cf. Fil 2,8). Per cogliere il significato di quest’umiltà, è utile pensare per un istante all’inizio della storia umana. Adamo ed Eva furono creati da Dio a sua immagine. Ebbero il compito di reggere il mondo, servendo il Creatore. Ma essi si ribellarono contro Dio, pensando che egli avrebbe limitato la loro libertà. Questa superbia, che ha causato la caduta e distrutto l’armonia fra Dio e la sua creatura, si trova in qualche modo in ogni uomo come una “goccia di veleno” (Benedetto XVI). Torniamo ora al presepio, dove vediamo il bambino: inerme, indifeso, totalmente dipendente da Maria e Giuseppe. Qui possiamo accorgerci che Dio è veramente diverso da come noi lo immagineremmo. Ha voluto liberarci dalla nostra superbia, scegliendo la strada dell’umiltà. Dio ci ha amati, scrive san Giovanni, “e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4,10). Così ha voluto guarire il nostro cuore, liberandolo dal peccato che è la causa più profonda dei mali del mondo. La sua umiltà è la “divina medicina” per gli uomini. Il presepio ci invita quindi a gioire per il dono della redenzione, ringraziando Dio perché facendosi piccolo e umile ha riparato i nostri peccati. Il presepio ci spinge anche a praticare l’umiltà, sottomettendoci ”gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5,21) e sapendo che l’umiltà è “la forza del Vangelo” (Papa Francesco).
Meditando il presepio, possiamo aggiungere un’ultima considerazione: Gesù vuol rinascere anche oggi, nei nostri cuori. Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4). Ciò è avvenuto nel momento del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto la nuova vita, quella dei figli nel Figlio. Questa vita dobbiamo conservare con diligenza, nutrire con la preghiera, far crescere tramite la grazia dei sacramenti. Questa vita è un grande mistero, accessibile solo a colui che crede. Ci mostra di nuovo la grandezza di Dio che nel suo amore vuol entrare nel cuore di ognuno di noi, e ci mostra la grandezza dell’uomo che è creato per Dio e solo in Gesù trova la piena felicità e la vera pace. “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio” (san Leone Magno).
 
Dio si è fatto un bambino – per rivelarci il suo amore che ci attira, per mostrarci la sua umiltà che ci salva, per farci suoi figli che partecipano della sua stessa vita. Siamo grati e fieri di questa nostra vocazione cristiana e rendiamo testimonianza a quel Dio che è così grande da farsi bambino per noi.
Betlemme, Basilica della Natività