Cover
»«

Buon Anno Domini 2022!

Impressioni natalizie del "Collegium Paulinum"

Noi dal "Collegium Paulinum" vi auguriamo buone feste natalizie e un sereno anno nuovo. Vogliamo condividere con voi alcune impressioni della nostra celebrazione del Natale - con un'omelia e una storia dell'angelo Enrico.

Omelia di p. Hermann Geissler fso

Cari fratelli e sorelle,

Una delle più belle tradizioni natalizie sono i presepi che si preparano nelle case, nelle chiese e anche in alcuni luoghi pubblici. Risalgono a san Francesco, che fece allestire il primo presepe vivo a Greccio nel 1223. Era tornato poco prima dalla Palestina, dove era stato molto commosso dalla visita a Betlemme, luogo in cui il Figlio Dio è entrato in questo mondo. Voleva far rivivere l’evento della Natività per poterlo gustare di nuovo con tutti i suoi sensi.

La grande intuizione di san Francesco trovò presto espressione nell’arte, nella pittura e anche nella pietà popolare. Il presepe conquistò l’anima del popolo credente. Nei secoli XIV e XV si diffuse in tutta l’Italia, più tardi anche negli altri paesi cattolici. L’Italia è particolarmente ricca di presepi. Quasi ogni regione ha il suo presepe, con caratteristiche speciali, talvolta anche divertenti, che evidenziano l’un o l’altro aspetto del mistero del Natale.

Nel presepe bolognese, ad esempio, oltre alle figure tradizionali di Gesù, Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, i pastori e i magi, ci sono solitamente anche tre figure che hanno un significato simbolico. Hanno ricevuto anche dei nomi: la “Meraviglia”, il “Dormiglione” e la “Curiosa”. Cosa potrebbero dirci queste tre figure?

Cominciamo con il “Dormiglione". Di solito si tratta di un uomo che sta dormendo in una grotta lontana dalla mangiatoia e non si accorge di quello che succede. Il “Dormiglione” ricorda le parole del “Stille Nacht” in tedesco: “Notte silenziosa, notte santa, tutto dorme ...”. Quando nasce il Salvatore, tutto dorme. Il mondo ignora ciò che accade a Betlemme in quella notte santa. Il "Dormiglione", tuttavia, simboleggia non solo questo sonno esterno, ma anche la sonnolenza interiore delle persone, talvolta anche di coloro che si dicono cristiani. Questa sonnolenza è la pigrizia interiore, la stanchezza spirituale, l’insensibilità per Dio e per la fede. “Questa è la nostra vera sonnolenza: l’insensibilità per la presenza di Dio che ci rende insensibili anche per il male”. Questa parola del papa emerito Benedetto XVI (cfr. Udienza generale del 20 aprile 2011) può renderci consapevoli che la sonnolenza del cuore può avere delle conseguenze devastanti: chi non si interessa di Dio, chi ignora il mistero del Natale, che vive se il Signore non fosse nato, sta per opporsi alla vera Luce e rischia di perdere la capacità di conoscere il vero, di compiere il bene, di discernere gli spiriti. Questo è il dramma del nostro tempo che è nel pericolo di dimenticare Dio, di cadere sempre più nella confusione e nella paura e di diventare cieco al potere del male. Preghiamo che il Signore ci svegli e ci protegga da questa sonnolenza del cuore e ci aiuti a celebrare la nascita di Gesù con animo grato e sveglio.

Oltre il “Dormiglione” vediamo nel presepe bolognese la figura della “Curiosa”: una persona che si precipita alla mangiatoia per dare un’occhiata più da vicino a ciò che vi accade. Vediamo questo atteggiamento nei pastori. Avevano sentito le parole dell’angelo: “vi annuncio una grande gioia ...: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. I pastori presero sul serio queste parole. Erano pieni di una santa curiosità, di un vivo desiderio di incontrare questo bambino. Si dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Così andarono, con fretta, e “trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Chi viene spinto da questa santa curiosità, mette da parte la stanchezza spirituale. Si interessa della buona novella del Signore. Non risparmia la fatica di affrettarsi nella fede a Betlemme. Chiediamo al Signore di darci la grazia di conservare in noi questa santa curiosità, questa vigilanza, questo desiderio, in modo che ci affrettiamo spiritualmente sempre di nuovo al presepe: per incontrare il Bambino Gesù.

»Chiediamo al Signore di darci la grazia di conservare in noi questa santa curiosità, questa vigilanza, questo desiderio, in modo che ci affrettiamo spiritualmente sempre di nuovo al presepe: per incontrare il Bambino Gesù.«

Infine, il presepe bolognese conosce una terza figura simbolica: la “Meraviglia”. Si tratta di una figura che in genere getta le mani in aria in segno di giubilo e rivolge lo sguardo con grandi occhi al bambino nella mangiatoia. È stupita dal mistero che vede. In questo atteggiamento – così possiamo assumere – Maria ha guardato il Bambino Gesù, perché il Vangelo ci dice che “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Possiamo immaginarlo molto concretamente: Maria guarda negli occhi di Gesù e considera nel suo cuore le parole dell’angelo riferite dai pastori: “vi annuncio una grande gioia ...: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Il piccolo bambino nella mangiatoia è il Salvatore che è venuto per tutti gli uomini, nato per ciascuno di noi per essere l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Questo piccolo bambino è il Cristo, il Messia, che Israele ha aspettato per secoli e che ogni persona nel profondo del suo cuore sta cercando. Il bambino nella mangiatoia è il Signore: Dio che è così grande da farsi piccolo, così potente da farsi impotente, così ricco da farsi povero per noi. Le parole dei pastori hanno certamente riempito il cuore di Maria di profonda meraviglia, gioia e gratitudine.

Dietrich Bonnhoeffer, noto teologo protestante che fu ucciso dai nazisti poco prima della fine della seconda guerra mondiale, ha scritto su questo mistero: Dio si è fatto bambino. Fermati un momento! Non parlare, non pensare oltre! Fermateti davanti a questa parola! Dio si è fatto bambino. è povero come noi, misero e indifeso come noi, un uomo di carne e sangue come noi, nostro fratello. Eppure è Dio, eppure è forza. Dov’è la divinità, dov’è la forza del bambino? Nell’amore divino con cui si volge a noi. Mettiti in ginocchia davanti a questo bambino per dire con fede e meraviglia: Tu sei il mio Dio, tu sei la mia forza. Amen.

»Mettiti in ginocchia davanti a questo bambino per dire con fede e meraviglia: Tu sei il mio Dio, tu sei la mia forza. Amen.«
cfr. D. Bonhoeffer
L'angelo Enrico

Storia: L'angelo Enrico

 

Quando le giornate si accorciano sensibilmente e già siamo a metà dell’Avvento, di solito comincio a tirar fuori le decorazioni natalizie: il presepio, l’albero, le luci e – naturalmente – i 12 angeli di porcellana che, posti intorno al presepio la sera della vigilia, intonano un immaginario “Gloria in excelsis”. Finito il Natale, li ripongo quindi come sempre nella loro scatola – accuratamente avvolti nella carta velina – a riposare altri 11 mesi.
 

Quando anche quest’anno cominciai a tirar fuori gli angeli natalizi, ne tenni in mano uno più a lungo: “Mi piaci molto” dissi tra me, ammirando il suo volto radioso e canterino. Il cestino che l’angelo teneva in mano mi aveva colpito, anche se – lo ammetto – non sapevo davvero a cosa servisse. Così decisi di mettere l’angelo, alcuni giorni prima di Natale, semplicemente sulla mia scrivania. E qualche volta, quando durante il lavoro ero alle prese con qualche pensiero più difficile e una telefonata improvvisa mi faceva perdere il filo, oppure, se non riuscivo a trovare la parola o la frase adatta per una lettera, cominciavo a parlare con lui.
 

Avevo appena terminato di scrivere l’augurio natalizio a un vecchio amico, un professore: “Ti auguro la gioia e la pace degli umili pastori”. “Ti piace questa frase?” chiesi all’angelo di porcellana. “Non è male” ripose, “va bene per il tuo amico”, ma perché non scrivi invece “l’umile gioia dei pastori”? Rimasi di stucco. Era un’immaginazione oppure l’angelo aveva davvero appena detto qualcosa? Un angelo di porcellana che parla? Non può essere! Non è mai capitato a nessuno.

 

“Come mai puoi parlare? Non può essere. Sei di porcellana!” “Come mai ti meravigli? Ho già parlato con te un’altra volta.” “Non è vero” risposi sdegnato, “pura fantasia”. “È proprio vero invece”, disse l’angelo, “molti anni fa, la vigilia di Natale al presepio abbiamo parlato insieme per un bel po’.” “Ma allora ero ancora un bambino. I bambini fanno così.” “Appunto”, disse l’angelo, “proprio perché i bambini fanno così, possono sentire parlare gli angeli”. “Nel frattempo io ti ho parlato altre volte ma tu non mi hai sentito. Forse le tue orecchie erano tappate dalla troppa scienza e dalla certezza che gli angeli non parlano – di sicuro almeno non quelli di porcellana. Soltanto i bambini possono sentir parlare gli angeli e coloro che hanno conservato qualcosa della loro semplicità e umiltà … sì, sì, l’umile gioia dei pastori, non ti sembra di averne un po’ anche tu? Oltretutto io mi chiamo Enrico …”.
 

Da allora Enrico risponde a tutte le mie domande – e io posso sentirlo e capirlo. Stranissimo. Mi ha anche spiegato a cosa serve il cestino che porta in mano. Normalmente Enrico sta in silenzio al suo posto sulla scrivania, e se io mi innervosisco per qualche motivo, rischio di perdere la pazienza, allora mi porge il cestino e dice: “Gettalo dentro!” Così vi butto dentro la mia collera, l’impazienza, l’irritazione – e spariscono.

Questo può succedere quando perdo gli occhiali, o quando la pila della corrispondenza è talmente alta che io non posso più vedere Enrico con il suo cestino. Oppure se non riesco a sbrigare qualcosa subito, o se non so rispondere alle domande che mi pongono, o di fronte a un problema difficile, a un dolore da sopportare, a una croce. “Gettalo dentro!” dice Enrico, e io getto tutto nel suo cestino.

Ma, incredibile! – neanche ho il tempo di guardare che il cestino di Enrico è già vuoto nuovamente.

“Dove getti tutto?” gli chiesi, preoccupato di non dover ritrovare un giorno tutto quanto da qualche parte accanto alla mia scrivania o in un cassetto.

“Nel presepio”, disse.

“C’è tanto posto nel piccolo presepio?”

Enrico sorrise. “Fai attenzione! Nel presepio giace un Bambino che è ancora più piccolo del presepio, ma a dir il vero è nel suo cuore che metto tutte le tue preoccupazioni anziché nel presepio.” “E cosa può farsene il bambino di questo?”. Gli chiesi. “Mi ha dato un messaggio per te: Tu non puoi e non devi risolvere tutto da solo. Io sono venuto per redimere il mondo. Ma tu devi e puoi collaborare a questo – come ti è possibile.”

“Come può il Bambino darmi questo messaggio? I neonati non possono neanche parlare. Non è possibile! In tutta la mia parentela e tra tutti i miei amici non è mai accaduta una cosa simile,” risposi eccitato.

“Hai ragione, i neonati non possono parlare”, disse Enrico, “esattamente come gli angeli di porcellana. Ma non sono loro a parlare, è Dio che parla attraverso di loro, come ha fatto anche attraverso i profeti Isaia, Geremia, Zefania, o Giovanni il Battista, che ci sono tanto vicini in questo tempo di Avvento. Soprattutto Egli parla attraverso il suo Figlio. È Lui che devi ascoltare.

In futuro non mi sentirai più parlare ma potrai continuare a sentire LUI e tu stesso devi prestargli la tua voce, per donare pace e gioia a coloro che non possono sentire Lui ma che sentono te. L’umile gioia dei pastori, che hanno trovato il loro Redentore – come te.”

Da un racconto di Dietrich Mendt